C’è una notizia che ha fatto girare la testa a mezzo mondo del calcio europeo, e diciamo che non è proprio una sorpresa, ma fa effetto lo stesso. Xabi Alonso sarà il nuovo allenatore del Chelsea. L’accordo è stato trovato, i dettagli sistemati, e il tecnico basco lascia il Bayer Leverkusen per sedersi sulla panchina più instabile, storicamente parlando, di tutta la Premier League.

Beh, coraggio ne ci vuole.

Il simbolo dell’allenatore moderno

Xabi Alonso negli ultimi anni è diventato praticamente il simbolo dell’allenatore moderno, quello che non solo sa di tattica ma riesce a trasmettere qualcosa alla squadra. A Leverkusen ha fatto cose che sembravano impossibili: uno scudetto in Bundesliga, il primo nella storia del club, con una stagione quasi perfetta. Un’impresa che molti paragonano a quelle gesta sportive che rimangono nei libri. Quindi capisci perché mezzo continente lo volesse.

Il Chelsea lo inseguiva da tempo, questo è noto. I Blues hanno cambiato allenatori negli ultimi anni con una frequenza che fa quasi tenerezza, tipo quella porta girevole di un ufficio affollato dove la gente entra ed esce senza sosta. Todd Boehly e la proprietà americana hanno speso cifre astronomiche sul mercato senza trovare una vera stabilità tecnica, e probabilmente hanno capito che serviva qualcuno con una visione chiara, non solo un gestore dell’emergenza.

Xabi Alonso, da giocatore, ha vinto tutto. Champions League, Liga, Premier League, Mondiale. Uno di quei centrocampisti che quando avevano il pallone sembrava che il tempo rallentasse. E quella capacità di leggere il gioco, quella visione, l’ha trasferita sulla panchina in modo quasi naturale. Secondo me non è scontato, sai? Tanti campioni da giocatori si perdono completamente da allenatori.

La sfida che lo aspetta a Londra è però complicatissima. Il Chelsea ha una rosa enorme, costruita negli ultimi tre anni con acquisti a volte discutibili e investimenti faraonici. Gestire 30 giocatori con ego importanti, ognuno convinto di dover giocare titolare, richiede non solo competenza tattica ma una personalità forte. E Alonso, beh, quella ce l’ha. Si vede.

Lasciare Leverkusen non dev’essere stato semplice

Lasciare il Leverkusen non dev’essere stato semplicissimo, emotivamente parlando. Ha costruito qualcosa di speciale lì, un legame con la città, con i tifosi, con un gruppo di calciatori che lo seguivano quasi ciecamente. La Bundesliga era diventata il suo habitat naturale, e spostarsi in Premier League significa affrontare ritmi diversi, pressioni mediatiche di un altro livello, aspettative che in Inghilterra non perdonano mai.

Però ecco, il Chelsea resta una delle destinazioni più affascinanti del calcio mondiale. Risorse praticamente illimitate, uno stadio storico, una città che è un centro gravitazionale per il calcio europeo. Per un allenatore ambizioso, e Alonso lo è chiaramente, è difficile dire no a certi progetti. Magari l’idea di confrontarsi con Guardiola, Slot, Arteta lo stuzzica. Sarebbe strano se non fosse così.

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Il timing dell’annuncio è arrivato a fine stagione, quando ormai il campionato tedesco aveva chiuso i battenti. Una scelta rispettosa nei confronti del Leverkusen, va detto. Niente distrazioni, niente voci a campionato in corso. Ha finito il lavoro, poi ha salutato. Un comportamento che non tutti i tecnici hanno avuto in situazioni simili, diciamo la verità.

Ora la domanda che tutti si fanno è: riuscirà a portare quella mentalità vincente in un ambiente storicamente caotico come Stamford Bridge? La Premier League è diversa dalla Bundesliga, più fisica, più intensa, con meno spazio per costruire con calma dal basso.

Intanto nel calcio italiano si registrano altri scossoni, come il clamoroso crollo della Juventus allo Stadium contro la Fiorentina, a dimostrazione che questo finale di stagione non ha risparmiato sorprese a nessuno.

Xabi Alonso al Chelsea è la scommessa più grande dell’estate. Da entrambe le parti.